Babywearing e kangatoo mother care (KMC): un caldo e accogliente abbraccio per i prematuri

Quando si parla di calore trasmesso con un abbraccio, si considera di solito il suo aspetto emotivo. Altrettanto importante, per i bambini nati prematuri, è l’aspetto termico dell’abbraccio: il contatto pelle a pelle tra due corpi ha infatti un’incredibile capacità di termoregolazione, proprio come un’incubatrice, che consente di proteggere chi nasce prima del tempo. 

Ogni anno nel mondo vengono alla luce milioni di bambini che non hanno completato il loro sviluppo nella pancia della mamma. Molti “piccoli guerrieri” (così vengono chiamati, perché con grande forza lottano per la vita) riescono a sopravvivere. Altri purtroppo no. 

Born too soon1 (letteralmente “Nato troppo presto”), un documento realizzato grazie al lavoro di 26 organizzazioni in 11 paesi e altre 40 a supporto — Save the Children, WHO, March of Dimes e The Partnership for maternal, newborn e child health, per nominarne alcune —, analizza paese per paese i dati relativi alle nascite premature nel mondo. 

Gli specialisti coinvolti nella stesura del rapporto Born too soon sono convinti che si potrebbero ridurre di oltre tre quarti i decessi dei neonati prematuri nel mondo con cure non costose ed efficaci, anche in assenza di terapie intensive neonatali. 

Attenzione, tale dato va inserito in un contesto globale che deve essere tenuto in considerazione nell’analisi di questi numeri. Infatti le differenze in termini di sopravvivenza tra le varie aree del mondo sono estreme: metà dei bambini nati a 24 settimane di gestazione sopravvivono in paesi ad alto reddito, mentre la metà dei bambini nati 2 mesi prima del termine della gravidanza continuano a morire nei paesi a basso sviluppo a causa della mancanza di cure basiche.

Nella lista degli approcci raccomandati, finalizzati alla riduzione della mortalità infantile, tra i vari termini medici balza all’occhio un nome singolare: Kangaroo Mother Care, “metodo della mamma canguro”, un efficacissimo strumento che può salvare nel mondo 450.000 vite l’anno! 

Vediamo di che cosa si tratta. 

Origini e benefici 

Facciamo un passo indietro: la Kangaroo Mother Care, come molte altre geniali intuizioni, è nata dal bisogno e dalla mancanza. Quando si dice che dalle situazioni di crisi nascono opportunità… 

L’opportunità, in questo caso, consistette semplicemente nel poter riscoprire ciò che la natura si era già preoccupata di fornirci alla nascita nel kit dei cinque sensi: il tatto, che si trasforma in contatto quando due esseri umani si avvicinano fino a toccarsi. 

E da qui la grande intuizione: se il contatto tra neonato e mamma avviene pelle a pelle e viene prolungato il più possibile, può diventare un elemento vitale potentissimo. 

Per arrivare a ciò, ci sono voluti nel 1978 nell’Ospedale di Bogotà, in Colombia, un bel surplus di nascite e un’insufficienza di incubatrici nel reparto di terapia intensiva neonatale. 

Non potendo garantire a tutti un “posto culla”, nei casi meno gravi (cioè che avevano superato la fase critica) i neonati venivano tenuti il più a lungo possibile vicino al corpo delle mamme. 

Due ricercatori, il Dr. Rey e il Dr. Martinez, scoprirono “sul campo” qualcosa di sensazionale nella cura dei prematuri: grazie al contatto prolungato con il corpo della mamma le loro condizioni si stabilizzavano.  

Anni di implementazione e di ricerche (e di lotta ai pregiudizi) hanno dimostrato che la KMC è molto più di un’alternativa all’incubatrice. È un metodo efficace non solo per il controllo termico, ma anche per agevolare l’allattamento (e quindi la nutrizione) e garantire la vicinanza alla madre a tutti i neonati, a prescindere da condizione, età gestazionale e peso. 

Il testo dell’OMS a cui abbiamo
spiegare che cosa sia la KMC: “La KMC è la cura del neonato pretermine posto a contatto pelle a pelle con la madre. È un metodo efficace e di facile uso per promuovere la salute e il benessere sia dei neonati pretermine che di quelli a termine”.

Le caratteristiche principali della KMC sono: 

  1. Contatto pelle a pelle fin dalla nascita, continuo e prolungato tra madre (o padre) e bambino; può durare, a seconda dei casi, da un’ora a idealmente 24 ore. È importante che il contatto avvenga a pelle nuda. 
  2. Allattamento esclusivo al seno (optimum)8; il latte materno è fondamen- tale sia per lo sviluppo sia per la protezione immunitaria del neonato. È provato che grazie all’intimo contatto con il bambino (requisito della KMC) la mamma produce più latte. 
  3. Inizia in ospedale e si può continuare a casa; rispetto alle cure convenzionali dove spesso la mamma è lontana dal bambino (in incubatrice), la KMC è un metodo che promuove la vicinanza e la conoscenza mamma-bambino. Inizia sotto la supervisione medica e può essere continuata a casa con mutuo beneficio. 
  4. Dimissione precoce; rispetto ai metodi convenzionali, la KMC consente una riduzione dei tempi di ritorno a casa. 
  5. Supporto e follow up; una volta a casa le madri sono seguite e continua- no il follow up come da indicazioni mediche. 
  6. È un metodo non invasivo, efficace, di facile applicazione e che mette in primo piano l’aspetto umano della cura. 

Ecco come il Dr Martinez, uno degli scopritori della KMC, ne sintetizza i benefici:

Risultati e benefici 

  1. per i paesi in via di sviluppo il metodo canguro rappresenta un beneficio 

in termini di morbilità e mortalità: i bambini si ammalano e muoiono meno. In un contesto dove non ci sono reali alternative, il metodo è un vero e proprio salva-vite; 

  1. nei paesi industrializzati, dove ci sono metodi efficaci di cura conven- zionale, il metodo canguro integra l’assistenza, con provati benefici per il bambino, i genitori, l’allattamento. 

Gli effetti della KMC sull’allattamento al seno sono stati oggetto di alcuni studi, condotti sia in paesi a basso reddito, sia in quelli ad alto (dove la KMC è iniziata più tardi e a metodo intermittente); in entrambi i casi gli studi hanno evidenziato che il metodo canguro aumenta la prevalenza e la durata dell’allattamento al seno. Gli studiosi sono concordi nel ritenere che “… più precocemente inizia il contatto pelle a pelle, maggiore sarà l’effetto sull’allattamento al seno”

Un’eccellenza in Italia nella cura dei prematuri: l’ Ospedale Santa Croce di Moncalieri 

Ci sono persone che parlando del proprio lavoro s’illuminano. Una di queste è il Dr. Antonio Marra, neonatologo, che con passione e competenza dirige il reparto dei piccoli prematuri a Moncalieri. 

Lo conobbi nel 2012, quando con estrema disponibilità accettò di essere tra i relatori del primo convegno italiano sul Babywearing che organizzammo, come MHUG, a Milano. Il tema della giornata, neanche a farlo apposta, era proprio l’abbraccio, il suo significato e valore in termini fisiologici, psicologici, educativi ed emozionali. Il Dr. Marra ci illustrò i benefici del contatto pelle a pelle alla luce della sua lunga esperienza con i prematuri: creature che assiste con dedizione insieme alle loro madri. Il pubblico rimase letteralmente rapito e commosso dall’intervento e, nel sentire il racconto delle testimonianze — tra le quali tanti piccoli miracoli —, poté rendersi conto anche visivamente di che cosa questo metodo significhi. 

La Neonatologia di Santa Croce è stata la prima struttura in Piemonte (1982) a offrire il servizio di rooming-in, dove la mamma viene lasciata in intimità con il bambino subito dopo il parto: momenti preziosi in cui l’ossito- cina e la colecistochinina, due ormoni che la donna rilascia durante il parto, creano l’ambiente idoneo per contattarsi e favoriscono l’allattamento. 

L’approccio del Dr. Marra, condiviso dalla sua equipe, viene definito in gergo “di cura umanizzata”; a me piace di più chiamarlo “di amorevole cura”, non solo del bambino prematuro ma anche della sua mamma e per il be- neficio di entrambi. Ai due sono spesso precluse la possibilità e la naturalità di un contatto da subito: “Il nostro compito è difendere e facilitare il primo incontro: quell’insieme mamma/bambino che nei prematuri è più difficile. La prematurità è del bambino, ma lo è anche della mamma: la nascita avviene quando la donna non è ancora pronta”. 

Spesso si dimentica che una donna porta avanti una gravidanza fisica e una mentale. Sogna e progetta il momento della nascita (e questo accade verso il settimo mese). Si prepara all’evento. “Il prematuro invece nasce inaspettatamente prima, non come una mamma se lo aspetta, piccolo. Un bambino diverso. Anche le mamme più strutturate hanno bisogno di aiuto. Alcune dicono ‘questo non è mio figlio’, vanno aiutate a ‘riconoscerlo’. Un po’ alla volta si impossessano del bambino reale, che non è quello che avevano immaginato. Se si cura solo il bambino è più difficile stabilire una connessione tra i due. Il nostro lavoro è compiuto quando il bambino viene riconosciuto e considera- to dalla sua mamma come ‘normale’”. (Nota mia: un medico che ha compreso appieno il ruolo di servizio alla nascita nella sua meravigliosa interezza). 

In reparto ad aiutare tutte le mamme e i bambini prematuri ci sono, oltre a medico e ostetrica, importanti figure professionali, come la fisioterapista e la psicologa di reparto. 

Continua il Dr. Marra: “La KMC si inserisce nel piano di cura di prematuri per sostenere la mamma e il bambino; è importante capire quando e come farla, altrimenti è uno svantaggio. La fascia a sostegno viene da alcune mamme gradita, da altre no (prediligono il pelle a pelle) e adottata in un periodo successivo”. Il metodo in reparto è quindi un passaggio all’interno del percorso di CARE bambino/famiglia (dove “care”, in questo caso, assume in pieno il significato latino) che prevede altri step, tra i quali l’allattamento al seno che deve essere facilitato laddove vi siano le condizioni. 

“È iniziata in terapia intensiva la nostra avventura con il babywearing: anche se stavamo ferme sdraiate attaccate alle macchine per me è stato un fortissimo anti- depressivo”, ci dice una delle mamme intervistate. 

Dal libretto di accoglienza a Moncalieri si legge:

“Il contatto profondo mamma-bambino che caratterizza il periodo della gestazione si interrompe bruscamente al momento del parto. Il piccolo, estromesso improvvisamente dal suo rifugio caldo e sicuro, ha bisogno di ritrovare quel rapporto intimo e rassicurante, quel calore avvolgente, quel contatto morbido, quell’ambiente quieto dai suoni ovattati che fino a poco prima gli erano familiari.
Occorre pertanto favorire le condizioni più adatte perché la mamma ed il bambino si ritrovino a contatto pelle-pelle e riprendano, in un ambiente accogliente e intimo, il dialogo interrotto con il parto. Nelle prime ore di vita è attraverso la madre che il bambino intesse le prime relazioni con il mondo esterno; ed è nella certezza del ritrovato rapporto materno che si fondano le basi per costruire saldamente le relazioni con il mondo circostante”.

Tratto dal libro: “Lasciati abbracciare!” di Licia Negri

Illustrazioni: Daniela Tognotti

spot_img

Tag più popolari

spot_img

Potrebbero interessarti...

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here